Il testo sviluppa, con ironia amara, il rapporto tra vecchiaia e giovinezza. I vecchi “adorano” i giovani perché vi riconoscono la ripetizione delle proprie esperienze, comprese le medesime ingenuità e gli stessi errori. L’espressione «al dettaglio» accentua proprio questa inquietante somiglianza tra le generazioni. La seconda parte introduce la figura del vecchio come «maestro», ma la definizione è subito rovesciata dalla conclusione: «maestri della morte». La vera sapienza della vecchiaia non consiste dunque soltanto nell’aver vissuto, bensì nell’aver acquisito la coscienza del limite e della fine. Il tono volutamente colloquiale di «cavolate» contrasta con la solennità finale e impedisce al testo di cadere nella retorica. Ne risulta una piccola meditazione, ironica e disincantata, sull’impossibilità per ogni generazione di evitare gli errori delle precedenti e sulla tardività di ogni autentica saggezza. In definitiva i vecchi amano la gioventù perché vi riconoscono la propria vita prima che diventasse consapevole della morte; e proprio per questo, quando tentano di insegnare qualcosa, la loro lezione arriva necessariamente troppo tardi. Caro Sergio nel testo ci trovo qualcosa di profondamente filosofico, perché in fondo non parli solo della vecchiaia, ma del rapporto tra esperienza e consapevolezza. Il vecchio ha vissuto abbastanza da comprendere molte cose, ma arriva a questa consapevolezza quando il tempo a disposizione si è fatto più breve. Per questo mi colpisce l’espressione “maestri della morte”: forse la vera saggezza della vecchiaia consiste proprio nel riconoscere il limite, mentre ai giovani resta inevitabilmente il compito di vivere e sbagliare in prima persona. È un pensiero amaro, ma anche molto umano. E c'è un'altra idea ancora più sottile: forse i vecchi amano i giovani perché rivedono in loro non soltanto se stessi, ma anche la propria vita quando ancora non sapevano che sarebbe finita. Questo rende l'ironia del testo ancora più malinconica. Saluti.
Cara Ninetta,nonostante la maturita' dei miei testi,e l'ironia che tu attribuisci loro,mi trovo tra la vita e l'amore,un invalido e' messo meglio...Non so se hai letto,e spero piaciuto,il pezzo successivo You stole etsetera,di piu' ampio respiro rispetto alle altre creazioni,ma li',a livello autobiografismo romanzato,vi e' un esagerato 10 per cento,il resto panzane.In istato d'agonia,seguito a produrre,ma la tua poesia,ingenua,lontana e competente corrobora alla grande gli.esami del sangue,di fresco archiviati!Zao,e a "prestissimo"...